La gioia dell’Emilia Romagna: Rimini / Riccione / Cattolica

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Si riparte di mattina, per fortuna non troppo presto stavolta. Rimini non è lontano. Ovviamente, non manca la pioggia che fedelmente ci accompagna per rafforzare il gusto antico del camminare, dell’andare per la strada esposti alle condizioni climatiche.

A differenza di quello che avviene di solito, qui abbiamo un programma rovesciato: prima un’iniziativa con i giovani e i sostenitori del sì al referendum, poi  la tappa vera e propria. A metà mattina abbiamo appuntamento con Yuri Magrini, segretario provinciale riminese del Partito democratico. Un breve giro tra le vie della parte storica della città. E arriviamo in piazza Cavour, dove c’è una manifestazione a favore del sì con il prof. Carlo Fusaro. La sala gremita. Mi guardano con curiosità. Sarà per la felpa o la bandiera, già ammollata dall’acqua. Dopo poco mi danno la parola. Faccio il mio intervento. Quando arriva il momento di concludere e di dire che non posso rimanere a seguire l’evoluzione dell’incontro, ho sempre un certo timore. Ho come la sensazione di essere in qualche modo maleducato. Si tratta, alla fine, più di una preoccupazione mia che non della realtà. Quando dico che vado a camminare, le persone mi guardano contente e approvano questa scelta, fatta da me e da altri con me, si cammina per testimoniare un’idea. Lascio la sala piena e vado. Si parte. La temperatura è mite. Sul resto, ormai ci sono abituato.

Ci indirizziamo verso il mare. Nonostante il tempo, l’accoglienza delle persone che incrociamo è ottima. Forse sono sedotto dall’antico mito dell’Emilia-Romagna “rossa”, forse stiamo incontrando solo persone per il sì, ma la sensazione che qui si respiri un clima diverso è forte. Quell’idea dello “sfascio” a tutti i costi, Renzi deve cadere indipendentemente dal prezzo che può pagare la nazione, qui non c’è. Sento dietro le parole delle persone con cui scambio qualche opinione il sano pragmatismo di chi è attento al risultato (e la vittoria del sì è una condizione di rinnovamento ormai non più rinviabile) e di chi ha l’abitudine a un governo attento della comunità. La quasi completa assenza di posizioni ideologizzate: ecco quello che mi rimane forte dagli incontri in quest’angolo di Romagna.

La strada avanza faticosa. Non per difficoltà particolari: è tutto piano, dritto. Da quel punto di vista è semplice. La monotonia del “mare d’inverno” è più complicata da gestire, anche perché ti restituisce quella sottile malinconia che quasi ti obbliga a pensare alla vita, a quello che sarà dopo e a tutti quei pensieri che sono sempre troppo grandi per portare da qualche parte. Per fortuna, qualche sporadico clacson di disapprovazione mi riporta alla realtà.

Dopo Rimini, Riccione. Poi Misano adriatico. Il cielo si è aperto con un bellissimo rosso a colorare il grigio che ci ha accompagnato lungo la giornata. Lungo il mare non è che passino molte macchine. Gli stabilimenti sono chiusi. Il buio arriva come un ospite noto. Ci rimane ancora qualche chilometro verso Cattolica. Ci sono dei lavori di manutenzione stradale. L’ultimo pezzo non è affatto piacevole. Ormai non ci vede nessuno. Solo le nostre bandiere bianche, il nostro sì continua a sventolare forte.

Cattolica, finalmente. La tappa è conclusa. Una giornata dalle belle sensazioni politiche che ci restituisce più forza e convinzione di quanto avevamo stamane.

Lasciamo dire ai sondaggi quello che vogliono, lasciamo urlare al “variegato” fronte del no la loro rinuncia al cambiamento, noi andiamo avanti a testa alta. Per la strada, dicendo sì.

Domani in Umbria. Avanti tutta,

Tobia