La penisola della penisola: Cosenza / Rende

whatsapp-image-2016-11-29-at-16-31-29

L’arrivo in un posto nuovo ha sempre un senso di smarrimento e di positiva eccitazione che solo quanto è sconosciuto riesce a regalare. Non ero mai stato a Cosenza (colpevolmente, mi verrebbe da dire col senno del poi). La incontro, arrivando lungo un fiume che taglia la valle. A destra, c’è il centro storico che si inerpica sulla collina. A sinistra, la parte nuova della città. Salgo verso i quartieri più antichi. E l’effetto è notevole. Un centro storico ampia e ricco di architetture dei secoli passati. In molti tratti, un cantiere aperto che dimostra come la riscoperta dell’antico sia probabilmente un percorso intrapreso di recente. In cima al corso principale, nella piazza della prefettura, mi aspettano gli amici che camminano con me. Sono della zona. Alcuni vengono dalla zone del crotonese. Il vento è sostenuto. Le zone in ombra restituiscono un senso di freddo pungente che debilita lo spirito. In questi momenti, lo ammetto, mi passa per la mente: “meno male che sta finendo”. Si tratta di un lampo di pessimismo. Poi ritorna il sole. Si avvicina un signore che mi chiede cosa ci sia scritto sulla bandiera che porto sullo zaino e si ricomincia. Non bisogna negare le difficoltà, la scarsa voglia, la pigrizia che a volte arriva. Solo essendo consapevoli delle proprie debolezze, si riesce a costruire la propria forza. Si trova il coraggio di superare il limite che sembra inespugnabile. Questo vale pure per la riforma: ho sentito migliaia di volte osservazioni linguistiche sulla sintassi involuta della riforma, sulla non chiarezza di alcuni passaggi legislativi, sull’opacità dei contrappesi tra i poteri, sui possibili effetti dell’eventuale futura legge con la quale si sarà chiamati a votare per il futuro Parlamento. Tutti ostacoli che impediscono di guardare avanti. Tutti ostacoli che permettono pigramente di trovarsi nella condizione in cui ci si trova. E ci si lamenta. Invece il limite va superato, va forzato. All’inizio è complicato. I primi risultati saranno da perfezionare. E si continuerà a lavorare. Però si è partiti.

Un po’ come stamattina. Vento e freddo ci avevano sfiancato lo spirito. Siamo partiti comunque. Passo dopo passo. Volantino dopo volantino. Parole tra amici, appassionate e sincere. La strada pian piano è diventata amica. Il sole è salito in cielo. La voglia è ripresa. Attraversando la parte nuova della città abbiamo incontrato alcuni dirigenti del Partito Democratico cittadino. Hanno fatto un pezzo di strada con noi. Ci hanno descritto la situazione nella zona. Sono meno pessimisti di quanto mi aspettassi. Sarà l’ottimismo della volontà che non mi fa essere troppo razionale, ma credo ogni giorno di più che le possibilità di vincere siano intatte.

Lasciato il capoluogo, ci inoltriamo –  praticamente senza soluzione di continuità – in questo sistema urbanistico che si allunga fino a Rende. La strada è dolce. Incontriamo tanti studenti. Qui, c’è il campus dell’Università della Calabria, il più grande d’Italia. Una realtà importante per una regione che troppo spesso viene ricordata non per le eccellenze di cui pure è ricchissima

Abbiamo camminato con un passo discreto. Sono le tre del pomeriggio, ci fermiamo per una pausa e mangiamo qualcosa. Alle sei c’è un’iniziativa con dei dirigenti locali e il presidente Luciano Violante. L’incontro è vivace e interessante. Dopo il mio intervento, una ragazza che vota sì, mi chiede una felpa con il logo del cammino. Per fortuna, ne abbiamo qualcuna che ci avanza. Gliela regalo e lei mi promette orgogliosa che andrà a votare con la felpa. Alla fine, basta davvero un sì per cambiare questa nazione.

L’avventura sta per finire. Domani ci attende la Puglia. Il quattro si avvicina.

Avanti insieme,

Tobia