La porta del Sud: Pollena Trocchia / Ercolano

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Il calore degli amici e militanti campani ha alleviato il senso di vuoto che inesorabilmente arriva quando un’avventura umana e politica giunge alla conclusione.

La tappa, in qualche modo, è iniziata già ieri sera. All’arrivo dalla Puglia ci ha infatti aspettato una spaghettata sociale con i militanti per il sì al referendum. E subito si è creato un clima di condivisione che sanno creare solo le comunità unite per qualcosa e non solamente nell’odio del nemico. E, alla quasi conclusione di questo lungo cammino fisico, umano, oltreché politico, io sono fiero di far parte di questa comunità capace di guardare positivamente al domani.

Si parte da Pollena Trocchia, un comune della provincia di Napoli alle falde del Vesuvio. La mattina sovrasta la nostalgia che lentamente mi sta invadendo il cuore ormai da qualche giorno. Un bel cielo limpido è completato dal vulcano che, con la sua forma inconfondibile, chiude l’orizzonte. L’appuntamento è, al di là dei luoghi comuni sulle abitudine meridionale, puntuale. Ci raduniamo con gli attivisti referendari della zona e ci mettiamo in marcia. Siamo tanti. Ed è bellissimo vedere persone che, lontani anni luci dagli stereotipi della casta con i quali ormai si etichettano tutti coloro che non sono complottisti, hanno la passione della politica come partecipazione, come desiderio di miglioramento delle condizioni di vita in comune.

L’itinerario attraversa numerosi comuni della cinta vesuviana. La sensazione è di essere in una serie continuativa di piccole città, sia per quanto riguarda la densità della popolazione quanto per la complessità urbanistica. Il gruppo procede numeroso e compatto. In ogni comune, con l’eccezione di Portici commissariato, ho l’occasione di incontrarmi con gli amministratori e i militanti del Partito Democratico. Sono persone che coprono varie generazioni. Sono la classe dirigente che è chiamata ad affrontare nel quotidiano i problemi reali. Parlando con loro, comprendo quanto poco senso abbia l’espressione “mancanza di classe dirigente”. Ci sono le persone che si impegnano. Bisogna metterle nelle condizioni burocratiche e amministrative di farlo. Per questo, il momento che ci aspetta il quattro dicembre è decisivo. Proviamo a dare alla classe dirigente di questa nazione strumenti che permettano alla politica di essere propositiva e non solo una giungla di divieti, lacci normativi e immobilismo.

A conclusione della tappa, dopo un pomeriggio di sole e allegria, arriviamo a Ercolano, una città dalle due anime, quella antica riemersa dal tempo e quella moderna che lotta per un futuro che sappia risolvere lacerazione sociali al momento ancora profonde. Qui ci attende il giovane sindaco, Ciro Bonajuto, un pò il simbolo di questo desiderio di rinascita che sta animando l’intera cinta vesuviana.

Quasi di sorpresa è sopraggiunta la sera, è arrivato il momento di ripartire. Saluto Bonajuto e le persone con le quali ho condiviso questa bella giornata di politica in una terra ricca di passione civile e voglia di riscatto.

Riparto verso Roma. Si torna a casa. Domani c’è l’ultima tappa. Forse sono stanco, ma non mi pesa. L’entusiasmo che mi sento addosso è più forte.

Avanti insieme,

Tobia