Sì #puoidirloforte

In cammino per l’Italia che cambia

La Costituzione è un bene prezioso per tutti gli italiani, sia quelli che voteranno “sì” al referendum sia quelli che non sono d’accordo con la riforma. Quando se ne discute, lo si deve fare con umiltà, con passione e con rispetto.

Il Governo Renzi ha mostrato fin dal principio un innegabile impulso riformatore. Lavoro, scuola, terzo settore, volontariato, innovazione tecnologica e impresa. Molti settori fondamentali della nostra società sono stati oggetto di ripensamento e trasformazione profonda, nel segno della maggiore efficienza, velocità e trasparenza. Tanto deve essere ancora fatto. A questo serve un nuovo assetto istituzionale che ordini l’evoluzione in un disegno complessivo. E soprattutto c’è bisogno di un segnale fortissimo: l’Italia può rinnovarsi, a cominciare dalle strutture fondamentali dello Stato. Per questo scegliamo di votare “sì”.

La riforma

Varie sono le prospettive per ragionare sulla riforma. Alcune la mettono in cattiva luce, altre no. Si può selezionare un articolo o un risvolto, e su quella base votare sì oppure il contrario. Si tratta, secondo noi, di un approccio sbagliato: il frutto di una modalità di fare politica estenuante e conflittuale, cui ormai rischiamo di assuefarci a forza di assistere ai talk show televisivi.

La riforma deve essere concepita come un momento di ammodernamento del sistema paese. È essenziale sottrarsi alla polemica speciosa, che tende a focalizzare tutta l’attenzione sulla lettera degli articoli: non esiste un contenuto perfetto. Nella rincorsa delle interpretazioni, ogni singola innovazione può essere soggetta alla lettura “in negativo”. Basti pensare, a tal proposito, come anche “la Costituzione più bella del mondo” abbia generato un sistema bloccato e troppo burocratico.

È lo spirito della riforma su cui bisogna concentrarsi. È lo spirito della riforma che ci conduce a votare “sì” e deve essere “detto forte”. L’Italia cambia solo se si ha il coraggio di modificare il suo assetto costituzionale, la forma dello Stato. La campagna referendaria è questo: soddisfare un’esigenza di rinnovamento che non può essere più rimandata.

Promuovere il referendum attraverso un cammino ci sottrae dalla logica dell’ “essere-anti” e riporta la partecipazione al fondamentale nucleo democratico: essere a favore di una proposta, promuovere qualcosa nella convinzione che migliori la vita di tutti. Per questo, nel nostro cammino non c’è vincolo, non c’è tessera di iscrizione. É un percorso aperto a chiunque voglia testimoniare, insieme agli altri, la voglia di un’Italia più moderna.

Il cambiamento

La riforma è l’innesco del processo di ammodernamento dell’Italia, una traiettoria che non si esaurisce con la vittoria auspicata del “sì” al referendum ma che proseguirà nei prossimi anni. Si tratta di una scelta per il futuro. La storia non si ferma, anzi corre sempre più veloce. L’Italia ha creduto di poter fare a meno della velocità in virtù della sua storia, della sua bellezza, della sua ingegnosità e della sua laboriosità; non è più così oramai, non basta più per essere al passo con questo nostro tempo: l’Italia riparte e cambia verso davvero solo se ha il coraggio di cambiarsi da dentro. L’economia cambia, la società si trasforma, la tecnologia avanza. Le istituzioni devono riuscire a essere contemporanee ai cambiamenti che sono chiamate a regolare. Non c’è spazio per opzioni utopiche di una riforma “perfetta” che accontenti tutti. Le riforme sono sempre parziali, figlie di mediazioni e necessitano di continui aggiustamenti. Occorre farle funzionare nella pratica.

È arrivato il tempo che le nuove generazioni si prendano la responsabilità di costruire il proprio futuro. Non è una questione di demolizione o tradimento di ciò che è stato. L’obiettivo è consentire all’Italia di affrontare i prossimi decenni. Lo sguardo al futuro è una scelta lucida e razionale che una nuova classe dirigente ha deciso di assumere su se stessa.

È su questa capacità di decisione, su questa volontà di essere finalmente responsabili per ciò che avverrà, che si voterà nel prossimo referendum.

Una nazione unita: le venti regioni

Cammineremo attraverso le 20 regioni d’Italia. Il “sì” è una scelta che riguarda gli italiani. Tutti devono essere coinvolti. Non c’è regione più o meno importante.

Allora, in cammino per l’Italia che cambia. #SìPuoiDirloForte