L’anima del Mediterraneo: Catania / Aci Castello / Aci Trezza

whatsapp-image-2016-11-27-at-18-05-50

Da isola a isola. Arrivo a Catania che è notte. Il nero del cielo nasconde il nero dell’Etna che è alle nostre spalle. L’aria è tiepida, sembra un inganno delle stagioni, una primavera travestita d’autunno. La città è piena di luci. La gente è in strada. Passeggia, gira, si diverte. Preferisco andare a dormire. Sono giorni lunghi e intensi.

Mi alzo con la luce che penetra dalle finestre. Mi affaccio ed è la Sicilia da cartolina. Luce, mare e quel pizzico di felicità che solo una natura ospitale sa regalare. Scendo verso piazza Europa. Mi fermo per colazione “alla siciliana”. Non ho resistito alla tentazione.

Il sindaco, Enzo Bianco, è sul lungomare con alcune decine di militanti. Mi accoglie con un “hai visto che sole” e, in effetti, il sole è splendido. Riverbera sull’acqua con tonalità d’oro. Facciamo delle foto e parliamo della campagna referendaria. Dalla strada qualche insulto arriva. Mi sembra sia più di rabbia che di consapevolezza. L’idea che la politica sia l’origine di tutti i mali è infatti una modalità di vedere la realtà che deresponsabilizza l’azione del singolo. E molto del vigore di coloro che votano NO si basa proprio su quest’idea che la colpa di quanto non sia il paradiso in terra sia di qualcun’altro.

Camminiamo insieme, con Bianco e gli amici catanesi, per un lungo tratto, fino alla fine della città. Il calore dei compagni di cammino fa il paio con quello dell’aria. Incontriamo anche persone che votano NO. Forse meno di quanto mi aspettassi. I più accesi sono quelli del Movimento 5 Stelle. Parlandoci, noto come per loro sia proprio un voto contro Renzi. Mi sembra che, all’altare della tattica politica, sacrifichino la possibilità del cambiamento. E alla fine, “il pagato da JP Morgan” sarei io e i miei amici che camminano con me.

La bellezza della camminata ci lascia senza fiato. Il mare sconfinato all’orizzonte. Le rocce laviche frastagliate ad animare la costa. E, su tutto, un sole padrone che dimostra la sua forza.

Quasi senza accorgercene arriviamo ad Aci Castello. La rocca del castello normanno si staglia sulla costa. Proseguiamo verso Aci Trezza. I faraglioni di mitologica memoria ci seguono silenziosi. Il porticciolo mantiene quell’atmosfera di passato che rimanda direttamente a Verga. È finita la tappa. Andiamo a mangiare in una rosticceria consigliata da un militante 5 Stelle che abbiamo conosciuto per la strada. È importante ricordare come le campagne elettorali dividono, ma la comunità civile rimane una. L’essere una comunità è infatti la condizione per la battaglia democratica. Ed è il valore da cui non si può prescindere.

Ci riposiamo un po sugli scogli. Lo sciabordare dell’acqua ci rilassa. La stanchezza scivola via.

Si riparte per la prossima tappa. L’isola ci ha regalato l’energia per lo sforzo finale. 

Domani in Basilicata. È difficile, ma non ci arrendiamo.

Avanti sempre,

Tobia